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blue suede shoes

questo post venne pubblicato anni fa, non su questo blog, ma su quello della mezzamela. riguarda una delle differenze classiche tra uomini e donne. scatenò un bel po’ di commenti se non ricordo male… divorzi, litigi in diretta tra coppie di lungo corso, separazioni legali e illegali. ma per fortuna è sempre bene quel che finisce bene…

blue suede shoes
ovvero: plantari e buoi dei paesi tuoi…

e mica je la posso ffà. la mia mezzamela c’avrà pure ragione, da un certo punto di vista, ma resta il fatto che l’universo femminile e quello maschile sono sostanzialmente diversi, è la natura e non c’è ragionamento che tenga di fronte a siffatta realtà.
tra le altre, magari più importanti cose, detta realtà si traduce in un costante dissidio quando si parla di vestiario. n’ce sta niente da ffà.
lisa: armadio a parete della lunghezza di metri 4,60 x 3,40. vestito diverso ogni giorno della settimana, da quello che gli fa le “tette spaziali” per serata in discoteca fino al tailleur per appuntamento di lavoro con l’ambasciatore dei ferrero rocher. scarpe in numero incalcolabile, la scarpiera di lisa è infatti al vaglio di una commissione di esperti della trasmissione “voyager”, in quanto rappresentante uno dei misteri dell’umanità al pari dei cerchi di grano, la vita di cagliostro e la piramide di giza. bijoux, collane e orpelli vari adornanti la mia mezzamela: circa 800mila,3 periodico. fondendo già solo quelli in metallo ci si potrebbe realizzare una seconda torre eiffel se non ci fosse il parere negativo del comune di roma che non vede di buon occhio un’eventuale torre eiffel piantata nel bel mezzo di monteverde… dicono che potrebbe creare problemi alla mobilità più di uno sciopero dei tassinari.
spaz: armadio 1,40 x 2,40 comprendente set di camice di taglio oxford di vari colori per tutte le stagioni, set di jeans scuri e chiari classici wrangler per tutte le stagioni, calzoni avirex da aviatore in diverse tonalità per l’estate, set di calzoni classici di velluto a coste larghe in varie tonalità per l’inverno. varie paia di mocassini con lacci geox per l’estate, varie paia di mocassini con lacci lyon per l’inverno + polacchine chiare. orpelli: orologio de nonno.
ora… avendo io trovato un enoooooorme negozio di scarpe di buona qualità a prezzi accessibili, arrivata oramai la mala stagione e con la mia mezzamela desiderosa di farsi un paio di stivali nuovi… si va.
entriamo nel negozione e lisa, praticamente da subito, scoppa l’occhi e apre la bocca nella classica espressione del bambino col naso appiattito sulla vetrina del negozio di dolci.
lisa – ammazza che robba… anvedi quante scarpe… guarda guarda guarda…
spaz – ahò… calma e gesso… guardateli bene tutti, poi ti provi quelli che ti piacciono e poi decidi quali prendere… cominciamo da qua…
lisa – questi me piaceno… questi no… anvedi questi… tacco troppo a spillo… tacco poco a spillo… tacco troppo alto… tacco poco alto… belli questi… questi no… fiiiiiichi quest’antri… tacco giusto… me piaceno me piaceno… beeeeeeelli… questi pure… questi no… questi sì… questi se ce so’ neri li piglio… questi se intonano co’ la borsa che m’ha regalato camilla… questi se intonano co’ la gonna ginz… questi questi questi so’ bellissimi…
mezz’ora così non l’ha mai passata neanche vincenzo mollica di fronte all’ultimo cd di celentano, però alla fine si riesce a decidere quali. la mezzamela mi molla la borsa e un paio di ciabattine arraffate per la bestia immonda, piglia uno stivale e mi sparisce nella ricerca di uno sgabello, lasciandomi a guardia della scatola di stivali prescelti. ritorna dopo dieci minuti, uno stivale e una scarpa bassa, mi molla la scarpa che si è tolta e parte a passeggio per testare la calzatura. sembro un albero di natale umano, ma resisto stoicamente.
lisa – non sono niente male, un po’ alti per mettere i calzoni fuori, questi vanno col calzone dentro…
spaz – sì, ma come ci cammini?
lisa – mah… bene mi pare… ma co’ un tacco alto e uno basso è difficile capire…
spaz – vabbé, provateli tutti e due…
piglia il secondo stivale, mi molla la seconda scarpa e risparisce.
dieci minuti dopo la intravedo tra la folla passeggiare di fronte a tutti gli specchi del negozio mirandosi le estremità, chiede pareri a clienti donne, opinioni a clienti uomini, consigli a commesse, osserva, mira, ammira, valuta, rivaluta e alla fine opta per l’acquisto.
spaz – soddisfatta?
lisa – sissì
spaz – ci cammini bene?
lisa – sissì
spaz – la pelle è buona?
lisa – sissì, mo’ però vediamo delle scarpe per te.
ci appropinquamo al reparto uomini, controllo per circa tre minuti nelle varie scaffalature, prendo un paio di scarpe, saggio la qulità della pelle, controllo la suola e il plantare interno.
spaz – queste!
lisa – MA SO’ UGUALI A QUELLE CHE C’HAI AI PIEDI!
spaz – invernali però
lisa – MA ALMENO SCEGLILE DI UN ALTRO COLORE!
spaz – a me piace sto marrone qua
lisa – …
alla fine NON compro però. ce so’ i saldi tra un mesetto. paghiamo, usciamo e ci infiliamo in un altro negozio: calzedonia, ho praticamente finito i calzettoni invernali. lei compra: vari calzettoni di lana per la bestia immonda che cell’ha ma li consuma a ritmo impressionante, vari collant per lei per tutti i giorni, varie autoreggenti per serate di lusso, vari calzettoni di lana per quando vuole stare comoda in casa. io compro 5 paia di calzettoni grigi.
lisa – e nooo eeeeeh… ma tutti grigi? ma guarda quanti colori… bordeaux, marrone, verdone… questi ti stanno bene coi pantaloni marroni… questi con quelli chiari… questi…
spaz – ahò a me piacciono grigi scuri
alla fine, con le buone (“se non ne prendi almeno di due colori ti lascio”) mi convince a prenderne due paia blu avio e tre paia grigi scuri (“e la prossima volta li prendi bordeaux e verdi”)…
ma io nu je la posso ffà.
di nascosto, sono riandato da calzedonia con lo scontrino e me li son fatti cambiare, così ne ho cinque paia grigi.
però nu je dite niente, pe’ pietà.

post scriptum three years afterquando scrissi questo post la storia dei calzettoni diede il via ad un outing generale di nostri amici che lamentavano lo stesso problema riguardante la colorazione dei calzettoni: i maschi li volevano tutti uguali e le compagne invece si ostinavano a farglieli comprare di colori differenti. segretamente istituimmo “la lega degli uomini coi pedalini monocromi”. quando si va a far compere, facciamo felici le nostre compagne, mogli, fidanzate e mezzemele comprando calzettoni di tutti i colori, poi ci riuniamo segretamente e, al grido di “che pazienza che ce vo’”, ce li scambiamo… a me tutti quelli grigi, filippo prende quelli blu, achille quelli bordeaux e nino quelli verdi… e via, verso nuove avventure…

arancini di stile – cinque

necessaria avvertenza. questo NON è un racconto del commissario montalbano scritto dal maestro andrea camilleri, questo è solo un piccolo divertissement, un piccolo omaggio al maestro e alla sicilia, realizzato dal sottoscritto che ha utilizzato i famosi personaggi creati da camilleri e ne ha scimmiottato la prosa per descrivere la ricetta degli arancini che il medesimo si prepara in casa.
tutto qua, un semplice post di un semplice blo
g.

cinque
le informazioni nutrizionali del dottor pasquano

9320Unknown

oramà poteva tilifonare a livia senza pericolo di sciarrarsi, aveva praticamente un “rapporto completo” sugli arancini. s’assittò sulla verandina godendosi il frisco del tardo sittembre, prese i pizzini con tutti gli appunti, prese il tilefono e…
e nenti.
la sua mano s’arrefutava di fare il nummaro di tilefono di boccadasse, il suo ciriveddro da sbirro firriava torno torno a un particolare che ancora mancava al quadro e quand’era così, quando c’era qualichicosa che non quatrava il corpo so’ s’arrefutava di muoversi, come se quell’improvvisa paralisi lo costringesse a far travagliare di più il ciriveddro. rilesse il foglio ancora una volta:
– video e informazioni (fazio)
– variazioni (preside burgio)
– ingredienti ricetta (catarella)
– procedimento (mimì)
– informazioni nutrizionali (dottor pasquano)
talìo, pensando per qualche minuto, l’ultimo punto della lista che aveva davanti, poi s’arrisolse, prese il tilefono e compose un nummaro di roma. pochi squilli e una voce d’omo rispose.
«pronto»
«montalbano sono»
«montarbà… no?»
«sugno io, proprio accusì»
«ahò ma sta a’ scherzà?»
«nonsi, serissimo sono, tilefono perché m’hai veramente scassato i cabasisi»
«ma io… scusi commissà… mica capisco…»
«non ti scuso pe’ nenti. m’hai stuffato tu e tutto sto mutuperìo di storia degli arancini. prima fazio e poi catarella e poi mimì e che minchia d’una minchia! e a quest’ora dovrei tilefonare al dottor pasquano secondo tia, per spiargli le informazioni nutrizionali, per farmici una sciarratina sulamente perché tu possa divertirti a sbattere le dita sul pc? qui la chiuìmo sta sulenne minchiata!»
«no veramente commissà, me perdoni… me so’ fatto piglià la mano… er fatto è che…»
«non mi interessa. adesso tu sta facenna la chiudi qui e la fai finita di scopiazzare le pagine dei libri miei»
«sissì sòr commissà… però ho scopiazzato solo er finale eh, er resto è tutta farina der sacco mio, mica volevo “copià” ner senzo stretto der termine, è n’omaggio ar maestro camilleri, sa’ commissà che so’ ‘na dozzina d’anni che leggo i suoi libbri, so’ affezionato a lei, ar maestro…»
«io nesco fòra e tu continui coi tuoi deliri senza scassarmi più la minchia, se proprio ti piglia un’altra di queste alzate d’ingegno te la sbrighi con coliandro, non con mìa. chiaro?»
«limpido come n’bicchier d’acqua sòr commissà. n’urtima cosa: ne ho fatti n’po’ cor nero de seppia, de arancini intendo, posso mannajene quarcuno per il disturbo?»
«no»
e riattaccò.

arancino nìvuro

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so’ mmario
arancini di stile – prefazione
arancini di stile – uno. le ricerche di fazio
arancini di stile – due. variazioni sul tema
arancini di stile – tre. gli ingredienti di catarella
arancini di stile – quattro. il procedimento di mimì
arancini di stile – cinque. le informazioni nutrizionali del dottor pasquano

arancini di stile – quattro

necessaria avvertenza. questo NON è un racconto del commissario montalbano scritto dal maestro andrea camilleri, questo è solo un piccolo divertissement, un piccolo omaggio al maestro e alla sicilia, realizzato dal sottoscritto che ha utilizzato i famosi personaggi creati da camilleri e ne ha scimmiottato la prosa per descrivere la ricetta degli arancini che il medesimo si prepara in casa.
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g.

quattro
il procedimento di mimì

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«l’hai trovata la ricetta degli arancini?»
gli spìo augello affacciandosi alla porta mentre montalbano stava trascrivendo gli ingredienti che gli aveva letto catarella.
«entra mimì. chi te l’ha detto che sto cercando la ricetta degli arancini?»
«telefonò livia a casa mia aieri sera, voleva parlare con beba che però era niscita, abbiamo fatto du’ chiacchiere e m’ha raccontato della ricetta che non vuol darti adelina così le ho detto che le faccio spedire una mail da beba»
“grannissimo cornutu… te la do io la mail…” pinzò montalbano che pativa di una particolare gelosia nei confronti di mimì.
«grazie mimì, non ti scommodare, ho già arrisolto»
«ca quali disturbo salvo? figurati che l’altroieri li fece beba gli arancini e ancora sazio mi sento»
«complimenti»
«sicuro che non vuoi che mandi a livia la ricetta di beba?»
“grannissimo cornutu al quadrato…”
«nonsi… toglimi sulo una curiosità: secondo tìa, che mi viene a significare “riso stratone picciriddro”»
«riso stratone picciriddro? ma dove l’hai sentito?»
«mi feci dare la ricetta da catarella, tra gli ingredienti c’è scritto “riso stratone picciriddro”, deve essere un tipo di riso, ma non ho idea quale»
«catarella? mah… il carnaroli direi di no, neanche il parboiled… stratone picciriddro… stradone piccolo…»
montalbano si diede una timpulìata in fronte così forte che augello per un attimo pensò che sarebbe sbìnuto.
«vialone nano! il riso è il vialone nano!»
«scusa salvo ma… beba mica usa il vialone nano»
montalbano talìo in cagnesco il suo vice.
«mimì ti ci metti macari tu?»
«pe’ mmia…»
rispose mimì risentito.
ma mica è un commissariato questo. è un asilo di bambini camurrìosi “signor maestro è meglio il riso che usa beba di quello che usa catarella”, “signor maestro è meglio il caciocavallo della mozzarella”.
«vabbuò mimì… come li fa beba gli arancini?»
«usa il riso roma mica il vialone nano, lo so perché l’ho fatta io la spesa l’altroieri»
«non stiamo ad amminchiarci sul riso… contami come procede»
«beba fa cuocere il riso, ci mette il parmigiano e poi lo stende a freddare su una teglia da forno»
«comu lo cuoce? comu un risotto?»
«e che ne so io salvo, lo mette in un tegame e lo fa cuocere»
«senti mimì, l’hai mai sentita la frase “pisci granni mancia pisci picciriddro”?»
«sì ma che c’entra?»
«che superiore a tìa sono, ma non ne approfitterò, non ti manderò a dirigere il traffico a filicudi, anche se come tuo superiore potrei chiedere immediatamente il tuo trasferimento… però se adesso tu non mi conti per filo e per segno come beba fa gli arancini mi costringi a telefonarle. e se le telefono, potrebbe succedere, così per caso, che io mi lasci scappare qualichicosa…»
«qualichicosa?»
«…di qualche buttanazza che frequentavi prima di maritartela»
«salvo quando ti ci metti sei veramente odioso, lo sai che beba è gel…»
«me la conti la messa intera oppure faccio il nummaro di casa tua?»
«fa cuocere il riso roma e ci mette, fuori fòco, il parmigiano, poi lo stende su una teglia a raffreddare. nel frattempo prepara un ragù ristretto, verso la fine della cottura ci mette i piselli dintra. quando il riso è freddo lo porziona e per ogni arancino ci mette un cucchiaio di ragù e un pizzitto di mozzarella. poi pripara la pastella con acqua e farina e un uovo, ci immerge gli arancini, li ripassa nel pangrattato, li fa raffredari una mezzorata nel frigorifero e poi li frigge a 180 °C»
«bravo mimì, lo vedi che quando vuoi…»
«salvo quando fai così sei peggio di un dito…»
«meglio che non lo dici: il pisci granni sono io mentre a filicudi ci stanno solo i pisci picciriddri. ti saluto mimì, me ne vado alla casa»
«ci vediamo domani salvo, se senti livia salutala da parte mia»
“come no, grannissimo cornutu elevato alla terza”
pinzò montalbano mentre nisciva dal commissariato.

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so’ mmario
arancini di stile – prefazione
arancini di stile – uno. le ricerche di fazio
arancini di stile – due. variazioni sul tema
arancini di stile – tre. gli ingredienti di catarella
arancini di stile – quattro. il procedimento di mimì
arancini di stile – cinque. le informazioni nutrizionali del dottor pasquano

arancini di stile – tre

necessaria avvertenza. questo NON è un racconto del commissario montalbano scritto dal maestro andrea camilleri, questo è solo un piccolo divertissement, un piccolo omaggio al maestro e alla sicilia, realizzato dal sottoscritto che ha utilizzato i famosi personaggi creati da camilleri e ne ha scimmiottato la prosa per descrivere la ricetta degli arancini che il medesimo si prepara in casa.
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g.

tre
gli ingredienti di catarella

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la porta dell’ufficio del commissario si raprì lentamente, con un cigolìo sinistro, senza che nessuno ci fosse dietro. montalbano susì gli occhi e a talìare quella porta che si apriva, gli venì in mente una scena di una pillicola miricana con due fratelli vestiti nivùri come du’ bìcchini che dovevano arrimediare dollari per salvare l’orfanatrofio dove erano crisciuti. dietro alla porta, nella pillicola, c’era una mònica in odor di santità, dietro allo stipite della porta del suo ufficio invece spuntava la testa di catarella. montalbano rimase ammamaloccuto ad aspettare che catarella parlasse e catarella aspettava che il commissario gli desse l’ordine di trasìre. fu montalbano il primo a riaversi da quella celestiale visione.
«catarè… tu apristi?»
«sissì dottori» gli rispose catarella, vrigognoso.
«non ti partì la mano? non sciddricasti addosso alla porta?»
«nonsi dottori»
abbisognava dargli l’input sennò capace restavano così fino a notte funna.
«catarè, volevi trasire e dirmi qualichicosa?»
«pozzu chiuìre e parlare da omu a omu?»
biiih che camurrìa…
«chiudi la porta, assettati e parla»
catarella trasì, con fare cospirativo chiuse la porta alle sue spalle e si sedette davanti al commissario.
«allora?»
«mariiiiia dottori ca’ grandi anori mi feci a spìare a me’ mogliera la ricetta degli arancini cu’ sucu, dottori ca’ grandi anori ca’ mi feci lei di pirsona pirsonalmente!»
un fiume in piena era, poco ci mancava che gli baciasse le mani. montalbano capì che tutta la tiatrata era dovuta alla ricetta degli arancini.
«ma quali onore, io ti feci spìare solo la ricetta degli arancini, perché dovrebbe essere un onore?»
«domando pirdonanza dottori, ma se lei mi chiede tramite la me’ mogliera la ricetta degli arancini, significasse che lei di pirsona pirsonalmente si fida della cucina della me’ mogliera e che quindi dividerebbe con noi u’ pane come disse u’ signoruzzu nostru e che quindi considererebbe la me’ famigghia como la su’ famigghia e che quindi…»
«…e che quindi questo è un onore per te, va bene, va bene… te la diede la ricetta?»
«sissì»
catarella gli pruì un foglietto.
montalbano lo prese e cercò di leggere. poi lo rigirò sottosopra e cercò di leggere. lo rigirò per vedere se c’era scritto qualcosa dietro, ma fu peggio che andar di notte. la scrittura di catarella era come la scrittura maya, abbisognava di studiosi ‘sperti che sapessero decodificarla.
«dimenticai gli occhiali, me la leggi?»
«sissì subbitissimo!»
catarella si addrizzò sulla sedia come uno scolaro che deve leggere la poesia di natale e attaccò.
«arancini cu’ sucu»
“tema”, pinzò montalbano.
«incredienti…»
“e svolgimento…”
«500 crammi di riso stratone picciriddro,
200 crammi di farsumagru,
100 crammi di cacio sul cavallo
150 crammi, mi scusasse la parola tinta dottori, di piselli,
40 crammi di concentrazione di pummadoru
una bustina di zaffiranu,
mezza cipolla,
mezzo bicchieru di vino bianco sicco,
un litro e mezzo di brodo vegetariano
burro, oglio, sali, u’ pepe.
poi ci servono l’oglio pe’ friggeri, farina, acqua friccicante e un òvo».
mentalmente il commissario annotò tutto poi si susì, si sistemò la giacca e tutto impettito prese la mano destra del suo agente e gliela strinse vigorosamente, infine lo baciò sulle guance.
«agente catarella, 110 e lode!»
a montalbano sembrò che catarella uscisse dall’ufficio senza muovere le gambe, come trasportato da una forza soprannaturale, proprio come la mònica della pillicola mericana.

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so’ mmario
arancini di stile – prefazione
arancini di stile – uno. le ricerche di fazio
arancini di stile – due. variazioni sul tema
arancini di stile – tre. gli ingredienti di catarella
arancini di stile – quattro. il procedimento di mimì
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arancini di stile – due

necessaria avvertenza. questo NON è un racconto del commissario montalbano scritto dal maestro andrea camilleri, questo è solo un piccolo divertissement, un piccolo omaggio al maestro e alla sicilia, realizzato dal sottoscritto che ha utilizzato i famosi personaggi creati da camilleri e ne ha scimmiottato la prosa per descrivere la ricetta degli arancini che il medesimo si prepara in casa.
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due
variazioni sul tema

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cinque se n’era sbafati. niscì dalla trattoria san calogero con un pacchetto con altri tre arancini, un “rinforzino” per la cena che sicuramente adelina gli aveva preparato e si diresse verso il molo. arrivato al solito scoglio, si sedette e si addrumò una sicaretta. lì si lasciò andare a pìnzeri da commissario. anzi no, a pìnzeri da commissario buongustaio, più che da commissario sulamenti.
in effetti gli arancini sono noti in tutta italia e in molti posti sono stati “copiati” come dice fazio, ma mentre tutti canoscono gli arancini cu’ sucu, pochi canoscono gli altri tipi di arancini che l’isola vanta. non c’è città, paese, agglomerato di case, in sicilia, che non abbia il tipico arancino del posto. sarebbe impossibile elencarli tutti e avere tutte le ricette. ma oramà ‘sta facenna aveva preso montalbano a pieno servizio e voleva prendersi una rivincita su livia.
rientrato in ufficio telefonò al preside burgio, un anziano preside scolastico che lo aveva aiutato in un’inchiesta chiamata “il cane di terracotta”, alcuni anni prima. il preside, gentilissimo come sempre, lo aveva invitato a cena e lui, conoscendo la mano leggìa della signora burgio in cucina, aveva accettato volentieri macari se aveva dovuto sbafarsi gli ultimi tre arancini alle cinque di pomeriggio. ma la visita al preside era stata proficua, insieme avevano stilato una lista di arancini da far invidia ad un ristorante della guida michelin:
al burro – con besciamella, cotto e provola;
agli spinaci – con spinaci ripassati in padella e parmigiano;
ai pistacchi – con il ripieno di pistacchi e prosciutto;
alla norma – con melanzane fritte e ripassate in un suco di pummadoro e tocchetti di caciocavallo;
ai funghi – con funghi trifolati e besciamella;
ai frutti di mare – con calamaretti, gamberi e pisci spada;
al nivuro di siccia – con pomodorini e mozzarella;
e poi al gorgonzola, al salmone, con lo speck, la zucca, con i gamberetti…
montalbano tirò un sospiro funno, tutto sto chiacchierar di arancini gli aveva fatto smorcare un pittito lupigno, ma non era cosa. per quella jornata lo stomaco so’ aveva già avuto travaglio bastevole.

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so’ mmario
arancini di stile – prefazione
arancini di stile – uno. le ricerche di fazio
arancini di stile – due. variazioni sul tema
arancini di stile – tre. gli ingredienti di catarella
arancini di stile – quattro. il procedimento di mimì
arancini di stile – cinque. le informazioni nutrizionali del dottor pasquano

arancini di stile – uno

necessaria avvertenza. questo NON è un racconto del commissario montalbano scritto dal maestro andrea camilleri, questo è solo un piccolo divertissement, un piccolo omaggio al maestro e alla sicilia, realizzato dal sottoscritto che ha utilizzato i famosi personaggi creati da camilleri e ne ha scimmiottato la prosa per descrivere la ricetta degli arancini che il medesimo si prepara in casa.
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g.

uno
le ricerche di fazio

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«ma chi me l’ha fatto fare?» si spiò montalbano dopo la consueta azzuffatina serale con livia. la sua donna voleva la ricetta dei “veri” arancini siciliani ma adelina, la cammarera del commissario, non aveva nessuna gana di contargliela. le due donne si erano sempre state antipatiche e quel rifiuto aveva fatto scattare la rappresaglia di livia.
chiese a fazio, come favore personale, di fare una piccola ricerca della ricetta, così la facenna sarebbe stata arrisolta, con santa paci sua e di livia.
il giorno appresso, montalbano trasì in ufficio e fece chiamare fazio.

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montalbàfazio

fazio tuppiò, trasì e s’assittò sulla seggia davanti alla scrivania del commissario, poi tirò fora due pizzini scritti fitti fitti.
macari con le ricette di manciari fazio teneva il complesso dell’anagrafe.
«poesie?» chiese sarcasticamente montalbano. fazio non raccolse la provocazione e attaccò.
«“L’arancino (o arancina) è una specialità della cucina siciliana…”, questa è la definizione scritta sull’enciclopedia della rete dottore, le fornisco il link casomai volesse dare una talìata. trovai anche differenti ricette dell’arancino: su “giallozafferano”, un sito che si occupa di manciari, con molte descrizioni e filmati a tema; a proposito di video su un sito che si chiama… youtube mi sembra, trovai un’altra versione leggermente diversa della ricetta, in un filmato del “gambero rosso”. a questo punto, viste le differenze rilevate, pensai di dare un’occhiata macari a forum e blog»
montalbano aveva cominciato a giocare inquietantemente con un tagliacarte, saggiandone la punta e talìando minacciosamente fazio, il quale capì al volo.
«va bene dottore, facciamo così: io le lascio il pizzino dove ho scritto gli indirizzi e lei poi, se vuole, lo legge»
montalbano posò il tagliacarte e taliò il pizzino che gli pruì fazio.

arancini
cosa cucino
camilleri
le arancine di ziopiero

«adesso che ti sei sfogato con i tuoi appuntini e visto che ci sono diverse ricette, dimmi che idea ti sei fatto.»
«commissario io credo che la ricetta “originale” dell’arancino non esista più, è uno di quei piatti così diffusi e rivisitati, che è ormai da considerarsi di patrimonio gastronomico non solo della sicilia ma dell’italia intera, basti pensare ai supplì di roma, agli arancini molisani con la salsiccia di fegato…»
montalbano levò gli occhi al cielo e ricominciò a giocare col tagliacarte.
«le ricette sono diverse commissario, credo che se ne debbano valutare gli ingredienti e stabilire qual è quella più verosimile per avere la più vicina all’originale»
«quali sono le differenze nelle ricette?»
«c’è chi usa le uova per legare il riso, ad esempio, oppure chi mette macari lo zafferano e chi no, oppure…»
«una cosa per volta fazio, comunque adelina non mette né le uova né lo zafferano, sono più che sicuro»
«certo dottore, adelina cucina per mano del maestro camilleri, che non vuol sentire parlare di zafferano negli arancini… ma, badi bene è solo una mia impressione, a mia la facenna dello zafferano non persuade…»
montalbano trasalì e a fazio sparluccicarono gli occhi.
«il maestro non vuol sentir parlare di zafferano negli arancini ma…»
al “ma” il nìrbuso di montalbano cominciò ad assumere dimensioni omeriche, fazio pensò che non era il caso di tirare troppo la corda.
«vede commissario, qualcuno indica la dominazione araba nella nostra isola come punto di partenza dell’arancino. gli arabi portarono, tra l’altro, spezie e usanze nuove in cucina. forse non è sbagliato pensare che, originariamente, vennero chiamate “arancine” per il colore, non solo esterno a causa della frittura nella sugna, ma anche interno a causa dello zafferano che gli arabi, forse, avevano portato in sicilia»
montalbano restò qualche secondo in silenzio.
«bravo fazio il discorso quatra, anche se bisognerebbe verificare, l’idea dello zafferano usato per dare colore mi piace e seguendo il tuo ragionamento, possiamo stabilire un’altra cosa…»
stavolta fu fazio a strammare. se c’era un’occasione di dimostrare la sua carognaggine, montalbano non era secondo a nessuno.
«ci permette di definirne la forma: sferica. non a pera, non a polpetta… sferica come le arance. forse con il diffondersi della ricetta nell’isola, iniziarono le variazioni alla medesima e la differenziazione nelle forme»
fazio annuì
«e le uova per legare il riso?»
«senti fazio, io mi avvio alla sessantina, se ci fossero uova nell’impasto potrei sbafarmene a dozzine secondo te? ma quando mai…»
«come procediamo signor commissario?»
«fa l’ultima verifica con la to’ mogliera e con la mogliera di catarella, che è anch’essa fimmina di mano fina ai fornelli e poi chiudiamo la facenna».
mentre congedava fazio, pensò che sì, avrebbe mangiato arancini a pranzo.

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so’ mmario
arancini di stile – prefazione
arancini di stile – uno. le ricerche di fazio
arancini di stile – due. variazioni sul tema
arancini di stile – tre. gli ingredienti di catarella
arancini di stile – quattro. il procedimento di mimì
arancini di stile – cinque. le informazioni nutrizionali del dottor pasquano

babbìamo?

no dico, vogliamo babbìare?
in meno di 18 ore, da quando ho pubblicato il precedente post, ho avuto più di mille visite al blog, per circa 1450 pagine visionate.
privati cittadini, forze dell’ordine, quattro-cinque ministeri, enti istituzionali, asl, università, sindacati, società private… dall’italia, per non parlare di chi si è collegato sempre a questo foglietto di pixel da inghilterra, germania, spagna, olanda, svezia, ungheria, romania, arabia saudita, canada, israele, cartunia, paese dei campanelli e se non fosse venuta giù, pure dalla stazione spaziale mir.
eccheccazzo!
e allora quando pubblico il vero post, che succede?
arrivano qui pure i visitors?
l’agente smith?
e se nello stesso post mi capita di citare, oltre a mont@lb@no e agli @r@ncini, pure v@lentino rosci e la duc@ti, che cazzarola succede?
mah…

geolocalizzazione

arancini di stile

qualche mese fa mi sono fissato con gli arancini. li mangiai in sicilia una ventina di anni fa e non me li sono più scordati, ma a roma è difficile trovarli, qui si mangiano i supplì al telefono con la mozzarella filante e, con tutto il rispetto per i supplì, non sono esattamente la stessa cosa. così un bel giorno ho pensato «beh… provo a farli, cerco la ricetta su internet e ci provo».
seeee. nun me conoscessi, nun me.
come un invasato attacco a cercare ricette su internet e sui libri, ma mica mi fermo alla prima che trovo, no nno… me le appunto, le confronto, cerco di capirne la filosofia, se ne trovo controllo “dati storici”… insomma cerco di risalire all’origine della ricetta, al suo “perché”. devo dire… niente di più vano. ma dove la trovi la “vera ricetta originale” degli arancini?
ahò… un venti giorni ci son stato. alla fine delle ricerche, ovviamente, prendo le cose che ritengo più interessanti un po’ da tutte le ricette e… opero. poi, se i risultati son gradevoli e la fantasia m’assiste… reinterpreto. “reinterpreto” magari è una parola grossa… insomma, rifaccio a modo mio, cercando di rispettare il più possibile la filosofia dell’originale. me dovrò divertì n’pochetto pur’io o no?
considerate che di ‘sti trip me ne piglia uno all’anno (per fortuna): qualche anno fa me la presi con la pastiera napoletana… azz che mazz… quattro ricette provai per trovare quella che mi piaceva di più. poi la rifeci, con la frolla al cacao, il riso, la ricotta e i lamponi canditi. un paio d’anni fa me la son presa con l’erbazzone, lo scorso anno con la torta di scarola e olive di gaeta.
me sa che so’ andato un po’ fuori tema… se parlava d’arancini no?
dunque, dopo tutto ‘sto mutuperio, dovrei pubblicare la ricetta degli arancini al ragù ma c’è solo un problema: io mi stufo a postare ricette, devo trovare un modo per scriverle che mi diverta, sennò mi annoio e non se ne fa niente.
famo così: il mio post sugli arancini lo faccio diventare un raccontino. così mi diventa un po’ meno post di cucina e un po’ più post di “scrittura”.
un piccolo raccontino del commissario montalbano.
piglio a prestito dal maestro camilleri il suo personaggio e mi diverto un po’.
e spero che il maestro non s’offenda.

quando la moglie è in vacanza… 3

ore 8,40: mi sveglio, guardo l’orologio, cerco di alzarmi dal letto. scendendo dal medesimo, metto il piede nella vaschetta di gelato sciolto che giace, abbandonata da giorni, in terra.
ore 8,50: caffé.
ore 9,00: altro caffé, sigaretta.
ore 9,05: abluzioni mattutine. mi rendo conto che nella lavatrice albergano panni lavati una settimanata fa. ricarico di detersivo, avvio lavaggio lungo.
ore 9,20: vagolo su internet.
ore 9,30: vagolo su internet sorseggiando caffé.
ore 9,40: vagolo su internet fumando sigaretta. penso: “basta! l’omo ha da produrre ecc. ecc.” ma poi mi ricordo che ho finito il lavoro stanotte.
ore 9,55: vagolo su internet sorseggiando caffé.
ore 10,10: squilla cellulare: “rientriamo sabato, ci prepari qualcosa di buono da mangiare?”
ore 10,20: primo attacco di panico. osservo salotto e penso: “minchia…”. sul divano sembrano averci dormito i 110 dalmata, lilly e il vagabondo e i quattro bassotti e un danese di disneyana memoria. tutti insieme, ovviamente. devo cercare una tintoria che faccia la disinfestazione dei copridivani.
ore 10,55: mi si è smosso lo stomaco: faccio colazione con gli avanzi delle zucchine alla scapece di ieri sera. considerazione d’obbligo: le zucchine alla scapece fatte con l’aceto di mele fanno schifo.
ore 11,05: secondo attacco di panico. osservo cucina e penso “eccheccazz…”. una fitta trama di schizzi d’olio va dalla macchina del gas fino al lavandino. a terra giace quantitativo imprecisato di semola del cous cous. dal bidone della spazzatura (umido) si leva una pattuglia acrobatica di moschini attirati da resti di melone. fisso, per lunghi e interminabili minuti, alcuni schizzi di amatriciana SOPRA la cappa della cucina. invocando la protezione di odino inizio a pulire.
ore 11,45: mi cade l’occhio sull’acquario e penso: “ohppporcatrota…”. i pesci sono immobili e l’acqua ha un colorito verdastro, simile a quello delle paludi delle everglades in un documentario che ho visto quando ero piccolo. lascio perdere pulizie in cucina e mi dedico all’acquario.
ore 12,05: nu je la posso ffà. comincio a metabolizzare l’idea dell’inevitabile divorzio.
ore 12,15: vagolo su internet in cerca di monolocale in affitto.
ore 12,45: vagolo su internet fumando sigaretta.
ore 13.00: vagolo su internet in cerca di talismano della fortuna efficace.
ore 13,10: un moto di orgoglio e amor proprio mi assale: non posso abbandonare così e lasciare che la mia vita sentimentale vada a ramengo senza combattere!
ore 13,30: aspirapolvero in cucina.
ore 13,45: aspirapolvero in salotto.
ore 14,05: aspirapolvero il divano.
ore 14,30: cambio le lenzuola di tutti i letti.
ore 14,50: svuoto lavatrice, stendo panni, ricarico lavatrice.
ore 15,20: spolvero casa.
ore 16,00: soccorro tutte le piante di casa con abbondante acqua (sì, ma i bonsai? solo du’ gocce?).
ore 16,30: cambio sabbia lettiere gatti.
ore 16,50: primo viaggio con spazzatura verso i secchioni dell’immondizia (non sono io che porto i sacchetti, sono loro che mi accompagnano).
ore 17,15: secondo viaggio con spazzatura verso i secchioni dell’immondizia.
ore 17,40: vagolo su internet in cerca di ricettina di dolce per le villeggianti che tornano all’ovile.
ore 18,05: mi rendo conto che oggi è mercoledì.
ore 18,07: considero che, essendo oggi mercoledì e che siccome le villeggianti rientrano sabato, ci sono tre giorni prima del loro arrivo.
ore 18,09: realizzo che, in tre giorni, la casa tornerà ad essere com’era stamattina: un porcile.
ore 18,10: mi spunta una lacrima sul viso…

quando la moglie è in vacanza… 2

ore 7,40: mi sveglio, guardo l’orologio, mi rimetto a dormire.
ore 8,50: mi sveglio, guardo l’orologio, mi alzo.
ore 8,55: ingollo il primo caffé della giornata, abluzioni mattutine, sigaretta.
ore 9,25: vagolo su internet.
ore 9,35: vagolo su internet sorseggiando caffé.
ore 9,50: vagolo su internet fumando sigaretta. basta! l’omo ha da produrre per sentirsi realizzato nella vita. dopo dieci minuti di training autogeno con questa frase, stacco tutto e attacco a lavorare.
ore 10,35: vagolo su internet fumando sigaretta.
ore 9,45: vagolo su internet.
ore 9,55: vagolo su internet sorseggiando caffé.
ore 11,10: vagolo su internet fumando sigaretta.
ore 11,20: decido che oggi, il lavoro, non è proprio cosa e ispeziono il frigorifero.
ore 11,30: griglio zucchine.
ore 12, 15: griglio peperoni.
ore 12, 45: griglio melanzane.
ore 13,10: preparo pomodorini nella teglia, zucchero, sale, origano e vado di forno a 90 °C.
ore 13,20: vagolo su internet.
ore 13,30: vagolo su internet sorseggiando caffé.
ore 13,45: vagolo su internet fumando sigaretta. basta! l’omo ecc. ecc.
ore 13,50: lavoro.
ore 13,55: sacramento in tre diversi dialetti per problemi con il lavoro.
ore 15,05: ripulisco cucina, sigaretta e vagolata su internet.
ore 15,40: lavoro.
ore 16,35: metto tutte le verdure grigliate in apposito contenitore con olio, poco aglio tritato e sale, pronte per il cuos cous di domani. sì, ma stasera?
ore 16, 45: ripasso in padella zucchine, sbatto uova con sale e parmigiano, aggiungo qualche foglia di mentuccia… frittatona + mozzarella + crudo, pure stasera non dovrei morì de fame.
ore 17,10: vagolo su internet fumando sigaretta.
ore 17,20: lavoro.
ore 18,50: un sinistro clangore proveniente dalla cucina attira la mia attenzione, scatto come carl lewis ai tempi d’oro e mi precipito a vedere cosa è successo.
uno dei due felini che convivono con me è salito sulla macchina del gas, ha arpionato il frittatone e stava cercando di portarselo al sicuro. lo interrompo a metà dell’opera. la bestia lascia cadere il frittatone a terra e fugge.
ore 18,53: ripulisco in terra e trasloco frittatone nel secchio dell’immondizia (umido).
ore 18,55: avvisto la bestia in salotto. lancio ciabatta. colpito.
ore 19,00: avvisto la bestia sotto tavolo. lancio sedia. mancato.
ore 19,10: avvisto la bestia davanti acquario. lancio telecomando digitale terrestre. mancato.
ore 19,15: avvisto la bestia su divano. lancio raffica di tre cuscini. mancato colpito mancato.
ore 19,25: avvisto la bestia in cucina. lancio portacenere. colpito.
ore 19,30: pulisco ingresso da cenere e mozziconi di sigaretta.
ore 19,45: preparo risottino allo zafferano. e l’omo campa.